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Spazio personale di Auro M. Morganti Stuparich |
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Ti ho sempre atteso e mi piace ogni Tuo commento. Entra.
da "intermezzi", 1987
Il ritorno eterno dei giorni senza Te instilla i brividi prima del temporale.
Il cuore e l'anima spesso sono in conflitto per aggiudicarsi una donna. Ma è la vincitrice inconsapevole che, come divinità, conquistando il mio cuore, ha conservato la mia anima.
Ricordo d'averti accompagnata ad un treno simbolico che ti scongiuravo di non prendere. Eseguivi inconsapevole l'altra mia volontà, di mandarti via. Confondesti poi il mio nome, come io volevo ma non desideravo.
Tu ed io nella sottile pioggia senza più cose che legano parliamo con garbo di quanto è successo perchè ci vogliamo bene.
Un mondo dei mondi infiniti che viviamo non conosce somme o sottrazioni Tu ed io dimezzati perché non ricordi Amici non siamo ma trepidi esploratori.
Cara, ho giocato, con te come gatto col topo Ho ravvivato con ostinazione un fuoco che bruciava la mia anima, di cui, pur salvo, conservo le ustioni ed un indicibile rimpianto. E' certo perché ti amavo più di quanto avrei potuto chiederti. Ma amavo di più Lei, più della mia anima, più di te e me messi insieme. Era improspettabile.Era niente.
Fossimo d'autonno direi mi lascio foglie marce e secche da caplestare ripudiare come te che esisti. ma poiché la primavera inquieta l'anima che non vuole muian le cose e sogna ciò che è a venire sia uguale al tempo solitario in cui si ha tutto, voglio Tu renda conto a quanto, inconsapevole, hai posseduto di bello e ch epiù non abbiamo e come amici davanti al crepitare delel cose dobbiamo ricordare con amore.
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![]() raccolta 1978 1987 auro stuparich 1927
April 23 gioia e mare di reggio (da "al confino", auro stuparich, 1939A reggio, arrivai prima ma
di poche ore, trilla la voce
reggina del portaborse
del professore, lei
bionda, sfavilla, non cenere
sfuma, grigi gli occhi ma
lei, alta, allieva no, moglie
anzi no, figa giovane.
La maserati desueta, sfilava
fra vie, a fianco del mare. Di corsa
a prendere le marlboro,
rassicuravano, sul mare.
La mia conferenza, sfumata,
con le carte andate a Rio.
Ma io, noi, dove?
A reggio, di maggio finale
cantava il mare non mosso,
là ancora gli aranci
asciugavano contro sole e
quando entrai, nel sonoro
abbuiarsi della villa in festa, lei
in rosso era rubina, ermetica
a servire fra gli onori,
sfavillavano gli ori di cenere
che brucia alta, come le fiamme
attutite dal profumo
del mare di Reggio.
Lungoviale, lui, lei trenta,
ma lui, a lei dice, noi
acuminati, nel ponderare
un genio un pò, lei ora lilla, lui
cinquanta, sfuma la memoria
ma calma si alza la fiamma
candelata, sul mare che profumava,
la via a fianco del mare.
Staccata la sera, il servo
augusto mi portava, lento
ancora sulla passeggiata,
Reggio amica ma dopo
sull'isola mia, questa volta
-Renata non più, da anni-
lei, scendeva, di acqua e
con le gambe, sottili
e la avevo, la avevo appena
arrivata in volo, profumata
a mezzanotte dal nord,
poi, la sterminata passeggiata,
e onori, brevi e tersi,
di nuovo ma innamorarsi della
moglie del professore di
reggio, notara e
ancora, a giorno inverso
e inseminati i suoi fianchi,
era la mattina a reggio fulgida
e si prendeva la brezza sotto
il caldo maglio del sole
nell'attesa, sotto la bandiera che freme,
di una via verso acqua, verso
lo splendido mare di reggio ancora,
d'azzurro terso, celeste
nel bianco sparato sul mare,
giallo l'aranciato dell'erba
sottesa al mare di un genio
che è un genio amici, un
profumo acquattato nell'ombra, in
luci, stelle diffuse.
Smagliano nel canto insieme
amici, riflesso a onde,
amici sul mare
nel buio, in noi, reggio
dove si anima in noi, piano
il mare, mare solo e
come un fuso, di acqua
le gambe tue senza fine,
sirena lenta, che vieni tardi
ma per la vita tutta,
sorge e scende
piano nel mare, nel
nostro mare piano, per
la nostra e nostra,
nostra bandiera.
Ti ho penetrata
nell'ora di maggio e
nell'ora di giugno ma
si viveva nell'ora
che le anime silenzia ma
silenzia le anime il profumo
del glicine che abbaglia
nel rosa fra i fianchi,
bare a basso, fra le case
bianche, la vela lenta e
noi a scendere nel mare
fatto di cenere diffusa
della luna, rossa e abbaglia
di cenere calda, fredda
di acqua, buia, tu
che allieti, noi amici
l'universo e stagli, le gambe
sotto luna,
stellata ancora.
April 15 note di ottoni e una sola voceAccade cara che venga
il tempo per ringraziarti,
come se ottoni lucidati provino
come sai in quell'attimo.
Si è presi così,
ma immaginare il mare
pieno di grano
in fondo distrae.
Penso a te, a fondo
non so se si
dica, di aprile, se sia
aggiogata l'acqua che corre lucida,
se pulluli, limpida,
sui fondi d' aprile, di colline
che erano rena.
Andavamo
claudio, il suo
oro biondo. E' stato
un attimo solo,
giuseppe, poeta
fatto avrebbe
- preso le cicale, la lenta lucertola
verde-
ma tu e io,
su quei sentieri
di aquae arrotolate,
aquattati a vedere
che pullula nel primo
pomeriggio e in questo sole,
non franavamo, agili nell'umida
erba, umili nell'erba
di questa battagliera primavera.
Sei così gentile,
gentile così.
Tu sei gentile,
elegante e classica,
anche se protesti,
gorgoglia, hai le mani
leggere nell'acqua
gelida e non sei,
anima mia basta se non sei perché
io non sono se sei e
senti la voce tua fra le note,
provate e brevi
di ottoni,
se gorgoglia l'anima tua
in queste acque,
limpide così,
anche se è leggero
questo tempo e non ho
coraggio di farti giurare
sul lucido ottone,
sul biondo che è bruno.
Pasqua è sempre stata così.
Ti aspetto a breve,
ma luccica
finchè ribotta il mare,
finché non tremi,
nella sua grotta.
Quanto a me, mi muoverò
dagli inglesi, su Byron
quando sarai partita
da quella città.
Se solo con forza posso,
un mosso brivido
sul mare nei primi di maggio
dirà magari
a quella rondine
che magari
andrà così magari.
(dedica, 1970)
April 02 libero amore/riflessioni politicheNon ancora gonfio di pioggia il mare
ci tentava e colpiva di libeccio,
senza scampo, bianca la risacca e
la bandiera fiottava e non abbrunata
era la bandiera, ma azzurra e tu
slanciata nel vento azzurro su quel cielo
giallo che coronava il bruno.
Tre e tre ancora stendardi agitavano quell'ora
tersa dove si discettava se Alice
nel suo comunismo in realtà volesse
conservare la fedeltà come scelta,
coraggiosa scelta
March 16 il mare/stimoli filosoficiUn dagherrotipo, giovane
quando ero giovane. Ma non è più.
Prova di Dio ( laico) è
invecchiare con gli amici.
Di Bach è il canto, la Corale.
Metafisica abolisce le età.
A volte solo un rivolo, che passa nell'acqua
di marzo.
E' una complessa questione di fede,
come il tempo,
che va recuperato.
March 14 è solo mezzogiorno, in modena (intima conviviale)Avrai notato, data la Tua bellezza,
no so se bruna, ho
separato il tempo, diviso e
a te grazie abbiamo alzato, in attimo, il tono
del dicibile, così
che se rileggi ora, vedrai la grazia, dimessata
che da te si è dipanata, aumentati i numeri, giunti
a leggere il tuo profilo perfetto, nell'allegra
luce cantata della luna, di una stanza che si illumina, dal mattino
presto presto fino all'ora più calda, esausti per quanto corso, ora, ma
quando sorridi
- e sei bella se sorridi e estendi un profilo bianco che canta-
me timido
a suonare un pò più presto, affamato del profumo sognato,
mai stanco amante,
che in questa primavera di finestre spalancate,
che ho visto e sentito sorridere
è entrato
nell'anima mia, così
da camminare meno distratto nel sole di questa emilia,
calmo e calda la via,
verso la tua casa amica.
Quando sorridi, scrivo. Se stai, balbetto.
Il battito, un battito, le tue mani eleganti, splendida
musa mia.
March 12 non mogano, screziato (senza pretesa di memoria)(alla poetessa d'emilia)
Non so cara
se ad Istambul dove vorrei andare,
mare tirato dal vento
permetterai di accenderti una sigaretta oppure
se queste volute di fumo
mi daranno quel calore come
in fondo ti pensavo piccato
a Thessaloniky, quando ti scrissi con brivido
perché la carta panitata era bleu e
sarebbe arrivata veloce,
esattamente
-mentre il braccio di mare
(mi seccava ad Athos le donne non potessero andare e Ateniesi le spingevano via)
lampeggiava, caldo l'acceso delle chiatte,
camminavo per tardare-
dieci anni erano restati,
come ero allora,
frastornato, quando scendevi nel lampo, uscivi
inattesa, proprio a notte, dalla tua casa
a portarmi via dalla tua attesa
e già, le volute mogano implicite
nella chioma senza fine dei tuoi ventitré,
mi portava a sorridere ora, con più gioia
dei tuoi colori viola, azzurro, mogano
col poco oro che avevo preso,
appartato, fra i miei amici ortodossi, non dico dove.
E' stato un brindisi, un furore.
Se era rosso, ricordo la puntatura rossa del mogano,
se ti vedevo in quel confine, riflessa.
Penso ci tornerò, nel posto esatto della chiatta,
proprio dove tremava il mare.
(da "ricordare", at Poetry, 1987, in honour (by) m.c.b./Auro Stuparich 1927, St, Paul. $ Keegan, Lond. 1997
March 06 la donna perfetta/asciugato poeticoNon è che se ancora
è gonfio di acqua il cielo,
qualcosa cambi e
stasera nello spartiacque
in qualche modo abbiamo cambiato.
Il genio era pù basso e meno grigio ma.
Volevo dire che sorridevo
a pensare che aggiungi numeri
ad anni bellissimi che vorrei.
Per giorno e per questo non nascondi
che siamo due, di
due più come, come l'Allegria
mi dai darai, a breve nella più lenta
carrozza a quest'emilia strange.
Appunto a due sed a rispondere
ai tuoi numeri perfetti, come il seno
-tranquilla, perfetto- .
Ci sommiamo, in questo mondo che ora si risveglia piano
in that strange manner of
nel senso che ci sommiamo, ben venga la memoria e
non voglio punti di vista ma
una letteratura perfetta.
Le lettere vengono dopo, a rialimentare
asciugare quando piangiamo
-per via delle lettere-
in sogno, nelle foglie di gaggia e olmo
il fatto centrale che non si può essere distanti.
Uso un 'tu' girato
(all'indiano che piange a monte martre)
e non ha senso vorrei,
ma siamo in fondo da questa superga illuminata di iodio domani
e sale di marzo oggi, davvero
ad un breve giro.
Immagino il treno d'autunno quando il poeta a sua volta
faceva girare il secolo in settembre.
Sei mesi, per capire -ora che è ora-
senza nebbia, in noi, se abbiamo
la forza viola, ora che la pioggia muove,
mandando il sacerdote nel nero,
di vertigine che dura, che sta alle ore delle
lettere tue,
quando nella città cinquano i frinquelli,
nella prima vera, nel primo mattino.
Non è un attimo, sono letteratura sacra
personale e eterna
e non vengono dal vento
che smuove la terra arata in polvere dove
come l'amico genio a quest'ora dice - sfronda,
nella mineralizzata lingua di adesso, pronta
esattamente a che vuoi, da anni preparata
solo luce a solcare, darti di più, tu donna non sola.
Non solo tu, non donna sola, ma ferma
bruna e alta. Lettere tue segnano il gheppio,
sotto tessuti pesanti e leggeri magari e guardo
a quel brivido mattino quasi a sale
domani, ad osare
letteratura prepararci, con la brace -lenzuola bianche
piegate e tirate a meraviglia col limone-
il tempo breve
dell'iodio mattiniero, sfiancati e affamati,
trovare il pezzo, che scaldi, mi faccia soffiare
brace in fiamma
nel sole che fa mattino, in lettere e giorni.
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